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In origine la torre non aveva una destinazione d'uso precisa. Con i suoi cinque piani, i suoi 120 gradini, i suoi 25 metri di altezza, il suo contorno netto e spigoloso e il suo aggressivo colore rosso pompeiano la torre era un giro scale vuoto. Semplicemente il completamento del proclama politico del fascismo espresso in architettura. Una dimostrazione di imponenza muraria e istituzionale che gareggiava con gli altri riferimenti simbolici della città, primo tra tutti il campanile del Duomo.

Fu solo dopo la guerra che la torre aprì i battenti agli estranei. Dalla fine degli anni Quaranta il grave problema degli alloggi impallidì il colore imperiale della struttura e limò l'altezza simbolica della torre. I 25 metri simbolo della dittatura si trasformarono agli occhi degli sfollati della guerra prima e dell'alluvione del Polesine poi in pochi ma preziosi metri quadri di pianerottoli da trasformare in stanzette e cucinini. Senza servizi igienici e senza acqua corrente diverse famiglie si adattarono a vivere, più o meno abusivamente, negli spazi angusti tra una rampa di scale e l'altra. Utilizzando la terrazza intermedia e quella in cima alla torre come stenditoio e rimessa per attrezzi.
L'unico appartamento dignitoso a piano terra era quello del custode, incaricato dalla Gioventù Italiana di controllare lo svolgimento delle attività delle associazioni e degli inquilini ospitati nel resto dell'edificio.
Negli anni Ottanta, una volta sciolta l'associazione GI e affidato lo stabile alla Provincia autonoma di Bolzano, fu la volta delle famiglie di immigrati, prevalentemente provenienti dall'Africa del Nord e sistemate in Alto Adige in alloggi di fortuna.

Nel 1995 fu bandito un concorso internazionale per trasformare l'insieme architettonico noto come ex-GIL nella nuova sede dell'istituto di ricerca EURAC: fu un tentativo di riconciliare le memorie collettive in un progetto di ricerca propositivo (per saperne di più visita il sito dell'EURAC alla voce edificio). L'architetto di Graz Klaus Kada e l'artista altoatesino Mandred Aloys Mayr si preoccuparono di armonizzare la ristrutturazione, raccordando parti nuove e vecchi elementi.
Anche la torre fu coinvolta: marmi levigati, infissi messi a nuovo, terrazze sgomberate e illuminate. Eppure qualcosa non funzionava. La torre era tornata vuota. Silenziosa.

Solo nel 2004 si concepì il progetto Percorsi tra arte e scienza che intendeva riportare la vita nel giro scale e trasformare la torre  in un luogo di incontro.

Per saperne di più:
Stephanie Risse-Lobis, EURAC - una casa per l' Accademia europea Bolzano : architettura - storia - ricerca, Bolzano, Folio Verlag, 2003
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